Il mio viaggio in Malesia: consigli, tappe e cibo

Il mio viaggio in Malesia: consigli, tappe e cibo

Tempo di lettura 8 minuti

Ad agosto ho realizzato uno dei miei sogni: andare in Malesia.
È un paese grande, molto grande, e il tempo a disposizione erano due settimane.

L’ideale, per me, era organizzare organizzare il viaggio in modo da godermi i posti che sarei andata a visitare.
Senza corse, senza sprecare tempo facendo ore e ore sui mezzi – una cosa che mi avrebbe portata alla frustrazione invece di rilassarmi – e con la tranquillità di trovare cibo vegano.

Volendo pensarci da sola e organizzando tutto per tre persone ho raccolto parecchio materiale, quindi eccomi qua a condividerlo.
In questo resoconto di viaggio, oltre a mostrarvi tappe e luoghi visitati, cercherò di rispondere alle domande che spesso mettono in difficoltà chi vuole partire senza rivolgersi ad agenzie o tour operator.

Dal preparare la partenza al come spostarsi in Malesia, dal quando andare al cosa vedere.
Partiamo!

Preparare la partenza per la Malesia

Il primo punto della lista per me è sempre sognare il viaggio, quindi per renderlo una solida realtà di solito compro una guida.
In questo caso mi sono affidata alla guida Lonely Planet “Malaysia Singapore e Brunei”, perfetta per capire quali parti della Malesia vedere come prima volta e viaggi futuri.

Questa guida la consiglio soprattutto per la quantità di itinerari già pronti, le indicazioni sul quando partire e i consigli per chi, come me, preparava il primo viaggio in Malesia.
A parte i consigli pratici relativi a passaporto, polizze viaggio e al cosa mettere in valigia per godersi la vacanza, gli altri due punti possono pure essere ignorati – spoiler: l’ho fatto – ma averli a disposizione è una gran cosa.

Consigli pratici: cose utili da fare (e non) prima
Passaporto: deve avere una validità di almeno 6 mesi dalla data di arrivo nel paese;
Counseling vaccinale: per chi viaggia ogni regione mette a disposizione questo servizio per capire se e quali vaccinazioni fare prima di partire. Prenota in modo da organizzare l’incontro un mese prima della partenza;
Assicurazione di viaggio: falla. Meglio sia uno “spreco di soldi” perché è andato tutto bene, piuttosto che trovarti in braghe di tela nel caso qualcosa non vada (anche un semplice bagaglio smarrito o il telefono perso);
Carta di debito/credito: controlla che sia valida per l’estero. Io la gestisco direttamente dall’App, ma puoi anche sentire la tua banca per sicurezza;
Cambio valuta: non serve farlo prima. Il ringitt ci mette più tempo ad arrivare rispetto ad altre monete, inoltre troverai numerosi sportelli per prelevare oltre a negozi e ristoranti provvisti di POS.

Itinerario: tappe e consigli ignorati

Ho rischiato, lo so, ma come dicevo la Malesia era un sogno e di conseguenza non mi è stato possibile dire al mio cuore “lì non è il caso di andarci in agosto”.

Agosto è una stagione che può risultare controversa per molti dei paesi medio-orientali e orientali: può esserci davvero molto caldo – Dubai – o piovere a causa dell’estate indiana.
Quest’ultimo è il caso della Malesia, che però mantiene le sue temperature estive (30/35°) tutto l’anno.

Al riguardo, Lonely Planet consiglia di stare sulla costa orientale del paese, per evitare la stagione dei monsoni sulla costa occidentale. E dov’è che sono andata io?

Prima tappa: 4 giorni a Kuala Lumpur

La capitale è veramente ricca di luoghi da visitare e grazie al KL TravelPass abbiamo avuto corse illimitate per due giorni.
Compreso il transfer all’aeroporto, quindi nel caso in cui ti vada di fermarti giusto due giorni avresti anche il treno che ti porta a prendere il volo per la tappa successiva.

Una volta finite le corse illimitate, la carta resta valida e può essere ricaricata per pagare altre corse o usata in diversi negozi come una sorta di carta di credito.

In questi quattro giorni ho sfruttato al massimo la guida Lonely Planet che suddivide bene le zone.
Chinatown, per esempio, è davvero molto ricca di cose da vedere e soprattutto da mangiare: Jalan Sultan ospita tantissimi ristoranti, uno attaccato all’altro, che per il poco spazio interno riempiono la via di tavolini.
Qui abbiamo trovato il famoso Mee Tarik Restoran, sul quale ho trovato tante informazioni e in effetti ha più tavoli di tutti visto il flusso di gente. Ci abbiamo cenato due volte, spendendo davvero poco e mangiando di gusto. Essendo poi cucina cinese potrai fare una pausa da tutto il piccante tipico della cucina malese e indiana.

Non troppo lontana da questa zona – circa 25 minuti a piedi -, si trova un’altra via gastronomica: Jalan Alor, piena di vita e perfetta per un’uscita serale.
Qui è come entrare in una fiera di paese. Musica, bancarelle con street food, ristoranti con tavoli in plastica e un via vai tra turisti e locali incredibile.

Oltre al cibo e alla famosa Petaling Street, in zona Chinatown avrai modo di vedere murales e templi di diverse culture.
In particolare, ti consiglio di segnarti il tempio buddhista Sin Sze Si Ya e il tempio hindu Sri Mahamariamman.

A nord del fulcro di Chinatown si trova Merdeka Square, la piazza in cui è stata dichiarata l’indipendenza della Malesia nel 1957.
Qui intorno troverai diversi edifici d’epoca e non lontano la moschea Masjid James Sultan Abdul Samad, che va assolutamente visitata: un angolo di pace dove è possibile godersi un po’ anche il fresco nonostante si resti all’aperto.

Dal centro città ci siamo spostati verso nord per arrivare alle Batu Caves, un punto molto conosciuto e di conseguenza parecchio visitato.
Qui sorge un tempio hindu all’interno di una grotta, che si trova in cima a 272 gradini. Gradini stretti, non proprio tutti uguali e belle ripidi.
Questo posto è stata una sfida personale, se così vogliamo dire. Detesto le scale, tanto, però la voglia di entrare lì dentro era decisamente maggiore.

Arrivarci è molto semplice, perché basta prendere uno dei treni KTM Komuter e scendere alla fermata “Batu Caves”.

Trattandosi di un luogo immerso nella natura, le scimmie sono ovunque e senza troppi timori arraffano sacchetti, cibo e oggetti vari.
Questo loro essere così temerarie è dovuto anche agli atteggiamenti dei turisti, che spesso lanciano loro il cibo o provano ad avvicinarsi per delle foto.
Nel caso, tu evita: queste scimmie sono libere eppure si comportano come fossero animali da zoo per colpa nostra, arrivando anche a rubare i sacchetti di souvenir convinte di trovarci dentro qualcosa di appetibile. Tutte cose che vengono portante in mezzo alla vegetazione, andando così a rovinare ecosistema e paesaggio.

Cosa fare appena arrivati in aeroporto:
Acquistare una SIM card: noi abbiamo preso quelle della Tune Talk (Per Jimat Tanpa Had), con chiamate e chat illimitate a €10 p.p. Al vostro arrivo ne troverete molte altre tra cui scegliere, noi stando 14 giorni abbiamo trovato conveniente questa valida fino a 30 giorni.
Prendi le cartine: sono gratis, comode da portarti in giro e suggeriscono molte mete interessanti!
Scarica queste due App: Foodpanda, per cibo a domicilio, e Grab, per cibo e trasporto in stile Uber. Spostarsi con Grab a Kuala Lumpur non ha molto senso, i mezzi funziona benissimo, mentre se si vuole andare fuori città o se ci si vuole muovere nelle isole diventa utilissima. E poi funziona anche a Singapore, Indonesia, Vietnam etc…

Seconda tappa: 3 giorni a George Town

In aeroporto a Milano i libri prenotati e scaricati da MediaLibrary risultavano non disponibili.
Disastro risolto entrando alla Feltrinelli, dove La casa delle mille porte ha attirato subito la mia attenzione.
Leggendo la trama ho scoperto che era ambientato a Penang, un segno che ho colto al volo.

Leggere dei luoghi che stavo visitando mi ha trasmesso davvero una strana sensazione.
Il libro è ambientato negli anni ’20 del Novecento, eppure ho sentito vicini molti ambienti: George Town è una città sospesa tra passato e presente.

Oltre a girare per la città, scoprendo murales, case abbandonate e mangiando da Real Food, abbiamo fatto una gita a Monkey Beach.
Nonostante il nome, non sono state avvistate scimmie, ma qui ho mangiato uno dei migliori noodle di sempre e bevuto il primo cocco della vacanza.

Vivere la spiaggia con questa quiete, la vegetazione a fare ombra e cibo “fatto in casa” mi ha tolto di dosso la frenesia della città.
Mi piace girare e scoprire le opere architettoniche, l’arte, i monumenti, ma sentivo la mancanza del mare e di una giornata azzurra come quella. E sono stata premiata con una giornata così anche a Langkawi.

Prima di partire per la prossima tappa, però, è bene che tu sappia che in queste acque calme e calde ci sono le meduse.
Stanno abbastanza a largo e vicino agli scogli – così che è stato detto da chi gestisce il ristorante e pesca -, però può capitare di essere pizzicati.
A mio fratello è successo e come rimedio gli è stato spalmato su gonfiori e rossore il caffè in polvere leggermente bagnato.

Il tipo ci ha tenuto a sottolineare quanto siano fallaci i metodi più raccontati – in primis la pipì – e di come, se avessimo voluto del caffè, poteva portarci una cannuccia e del ghiaccio visto quanto ne stava mettendo a mio fratello 🤣

Terza tappa: 2 giorni a Langkawi

La mia visione di paradiso è questa isola.
Due giorni non bastano, in realtà non sarei mai voluta andarmene.

Oltre al ritmo rilassato e alla gentilezza delle persone, quest’isola offre paesaggi mozzafiato con spiagge bianche, percorsi in mezzo alla natura, leggende e shopping.
Le sue mille sfaccettature la rendo una meta ideale dove ricaricarsi e sentirsi bene.

Avendo pochi giorni a disposizione – mannaggia a me – abbiamo dedicato il giorno dell’arrivo al relax in piscina e a passeggiare verso il faro la sera.
Così da alzarci presto la mattina dopo per passare la giornata Pantai Kok, la spiaggia di fronte a Paradise 101, un’isolotto molto turistico.

Pantai Kok è stata perfetta.
Acqua tiepida e calma, vegetazione rigogliosa e solo noi – o quasi – a goderne.
Non si è trattato di solo fortuna, ma di un misto di cose: da una parte i locali non frequentano molto le spiagge e se lo fanno, arrivano dal pomeriggio. Essendo anche media stagione e con il rischio dei monsoni, anche i turisti sono di meno e in ogni caso si dirigono verso spiagge più famose o in città.

Anche qui era presente un ristorante e verso l’ora di pranzo sono arrivati anche un paio di furgoncini alimentari.
Sono stati disposti i tavoli oltre a quelli già presenti sotto la tettoia e ci siamo goduti un bel piatto di noodle.

Nel tardo pomeriggio ci andava un po’ di avventura, quindi abbiamo raggiunto a piedi a stazione dello SkyCab per vedere l’isola dall’alto.
Arrivati in cima, abbiamo fatto un breve e intenso percorso – maledetti gradini – nella vegetazione per arrivare sul ponte sospeso, Sky Bridge, che in quel momento era immerso nelle nuvole. Uno spettacolo unico, che mi ha fatta sentire un puntolino nell’universo e sì, essere così in alto mi ha messo un po’ d’ansia nonostante non soffra di vertigini.

L’ultimo giorno, prima di prendere il volo per Kuala Lumpur, abbiamo fatto tappa a Eagle Square dove un varano, placido, ci ha attraversato la strada.

Dopo una passeggiata al Global Geopark e una tarda colazione a OldTown White Coffee, siamo tornati a prendere i nostri bagagli e prima di prendere il volo per Kuala Lumpur ci siamo fermati da Atma Alam Batik Art Village.
Questo posto è una meraviglia, grazie allo stile batik ogni capo di abbigliamento risulta unico e non penso di avere mai visto tanto colore in vita mia.

Vendono anche opere d’arte, oggetti d’arredo e tovaglie, quindi ce n’è davvero per tutti i gusti.
Consiglio di seguirli su Instagram, @atmaalam, per vedere di cosa si occupano e scoprire di più sul batik.

Quarta e ultima tappa: 2 giorni a Kuala Lumpur e 1 a Dubai

E giungiamo al termini, la chiusura perfetta!
In questi ultimi due giorni a Kuala Lumpur ci siamo goduti un massaggio alla Alam Spa, grazie al quale mi sono rilassata e, avendomi scrocchiato tutta la schiena, mi sono pure alzata di 3 centimetri. Può sembrare uno scherzo, ma ti assicuro che una volta in piedi mi sentivo davvero più alta!

Siamo anche andati a fare compere al Central Market, dove ho convito mio fratello a provare la Cute Fish Spa.
Sì, quelle Spa dove i pesciolini sembrano mordicchiarti la pelle dei piedi, proprio quella.

Dopo i primi minuti di solletico, io riesco a rilassarmi.
Mio fratello no, quindi per 10 minuti l’ho sentito ridere in modo ridicolo e lanciarmi maledizioni 🤣

Per fortuna mi sono fatta perdonare con l’ultima tappa: Dubai.
Non avevo mai provato uno scalo così lungo e devo dire che l’ho apprezzato molto!

Ho prenotato una notte in un hotel a 10/15 minuti di distanza dall’aeroporto, ed essendo bassa stagione – in agosto non si respira a Dubai – ho potuto prenotare due camere matrimoniali in un hotel 4 stelle.
Camere bellissime, colazione abbondante a buffet inclusa e tuffo in piscina prima di prendere il volo del rientro.

Ripercorrere la vacanza in Malesia è stato meraviglioso, spero di averti trasmesso tutto l’entusiasmo provato nell’organizzarla e nel viverla.
In questo articolo non trovi proprio tutto tutto, quindi ti aspetto nei commenti con domande o nel caso ti vada di condividere le tue esperienze di viaggio 🤓

Qual è il tuo punto di vista?