Brexit o non Brexit? Chiarezza contro le fake news

Negli ultimi anni, la Brexit ha superato i confini anglosassoni ed è diventata oggetto di discussione anche in Italia.
In un momento storico di grande difficoltà per le relazioni internazionali e di ascesa dei movimenti c.d. sovranisti, è naturale che il tentativo del Regno Unito di abbandonare l’Unione Europea susciti molte attenzioni.

Parlare della Brexit, però, non è semplice come alcuni vorrebbero farci credere.

Con questo articolo mi prefiggo l’obiettivo di fare chiarezza su alcune fake news che circolano sull’argomento, senza scadere nella propaganda che spesso accompagna questo genere di discussioni.

Credo che i lettori abbiano tutto il diritto, e il dovere, di ragionare con la propria testa!

Cos’è la Brexit?

cos'è la Brexit?
from eunews.com

Innanzitutto, un po’ di storia.

Nel 2016, gli abitanti del Regno Unito sono stati chiamati alle urne per esprimersi sull’opportunità di lasciare l’Unione Europea.

Contro le aspettative di molti, compreso il Governo britannico in carica, vinse l’Exit con una percentuale del 51%.
Una vittoria risicata in un referendum consultivo e, pertanto, non vincolante. Ma il clamore politico fu tale che l’allora Primo Ministro James Cameron rassegnò le dimissioni per lasciare spazio a un Governo che negoziasse l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La Brexit, termine nato dall’unione delle parole Britain ed exit.

Eppure, ormai siamo alla vigilia del 2020 e il percorso della Brexit è più difficile che mai. Com’è potuto succedere?

Abbandonare l’Unione Europea: come si fa?

Abbandonare l'Unione Europea: come?

È impossibile parlare di Brexit senza conoscere l’organismo internazionale che la Gran Bretagna vorrebbe abbandonare.

Per esempio: ho sentito molti “opinionisti” sostenere che l’Unione Europea abbia ostacolato il processo della Brexit.

È falso.

L’Unione Europea prevede una procedura, piuttosto complicata tra l’altro, per l’ingresso di un nuovo Stato.
Ma per l’uscita?

Niente.

Uno Stato che voglia uscire dall’Unione Europea non è obbligato ad affrontare nessun procedimento particolare.

L’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea prevede un percorso diplomatico per regolare l’uscita di uno Stato membro, ma non è affatto obbligatorio: se dopo due anni (salvo rinvii) non si è giunti a un accordo, lo Stato semplicemente esce.

Per la cronaca, è esattamente quello che sta succedendo alla Gran Bretagna.

Tutto questo avviene per una ragione molto semplice: l’Unione Europea non è una specie di Super-Stato.
Non ha una capitale (togliti dalla testa Bruxelles),  non ha poteri propri, se non quelli che gli Stati membri hanno deciso di riconoscergli con appositi trattati, e non ha una sua moneta.
L’Euro è la moneta dei singoli Stati che hanno deciso di aderirvi, che infatti non è stata adottata da tutti, come il Regno Unito.

L’Unione Europea è un’organizzazione internazionale, composta da Stati sovrani che hanno deciso di cooperare tra di loro a reciproco vantaggio.

Se uno di questi Stati decide di uscire dal gruppo, resta uno Stato sovrano: può farlo e nessuno ha il diritto di impedirglielo.
Questo è l’ABC del diritto internazionale e quando i commentatori raccontano una versione differente, stanno mentendo in modo spudorato oppure sono del tutto ignoranti sull’argomento.

Allora, perchè il Regno Unito non ha ancora abbandonato l’Unione?

Il “Backstop”: che impatto ha la Brexit sull’Irlanda?

Il "Backstop"

Il Regno Unito ha voluto la Brexit per riaffermare la propria indipendenza economica e culturale dall’Europa.

Infatti, l’Unione Europea prevede l’unione doganale, ossia la libera circolazione di merci all’interno degli Stati membri, senza che a queste sia possibile imporre alcun dazio.
Per i consumatori questo è un enorme beneficio, ma per alcuni Paesi con l’economia in affanno (come la Gran Bretagna) può apparire conveniente tassare i prodotti stranieri in modo da favorire i propri.

Che questa teoria economica sia fondata o meno, ormai ha poca importanza: quando la Brexit diventerà realtà, il Regno Unito ricostituirà i propri confini doganali. Le merci in transito saranno tassate e i visitatori stranieri dovranno esibire i passaporti.

L’impatto di questi cambiamenti sarà avvertito soprattutto al confine con la Repubblica irlandese.
Infatti, fino a pochi anni fa, l’Irlanda del Nord è stata teatro di sanguinosi attacchi terroristici compiuti con l’obiettivo di riunificare l’Irlanda. Solo nel 2005 questi attentati hanno avuto ufficialmente termine.

Uno degli elementi fondamentali nel processo di pace è stato proprio la nascita di un confine europeo, quasi inesistente tanto era semplice da attraversare per i cittadini irlandesi del Nord e del Sud.
Non era la riunificazione da molti voluta, ma si trattava comunque di un risultato storico se si considera che l’Irlanda è sempre stata fortemente europeista.

L’addio del Regno Unito all’Europa minaccia seriamente di rimettere tutto questo in discussione.
È anche per questo che, nel corso delle trattative sulla Brexit, l’Unione Europea ha posto come condizione essenziale il “Backstop”, ossia il mantenimento di un confine “europeo” tra Irlanda del Nord e Repubblica irlandese.

In questo modo, le persone e le merci potrebbero transitare lungo questo confine in piena libertà, proprio come se la Brexit non si fosse mai verificata.

Purtroppo questa soluzione non è piaciuta a Londra, nonostante l’allora premier Theresa May l’avesse ritenuta l’unica possibile per giungere a un accordo con l’Unione Europea.

Finora, i fatti sembrano darle ragione: il Regno Unito non intende concedere il Backstop e sembra incapace di offrire una valida alternativa. Il rischio di una Brexit senza accordo si fa ogni giorno più concreto, con conseguenze che rimangono imprevedibili e, di certo, molto spiacevoli per tutti.

E per noi italiani?

Italexit?

italexit, può esserci la versione italiana della Brexit?

La possibilità di un’uscita dell’Italia dall’Unione Europea ha infiammato i recenti dibattiti. Ci sono state molte prese di posizione a riguardo, molte mirate più a ottenere consensi che a illustrare i fatti.

Quindi, un’Italexit è possibile?
Sì.

È vero che in Italia sono vietati i referendum abrogativi in materia di accordi internazionali (e l’Unione Europea non è altro che una serie di trattati tra Stati), ma questo divieto non si estende ai referendum consultivi.

Questo genere di referendum non ha effetti vincolanti per il nostro Governo, ma gli è utile per comprendere il sentimento della Nazione nei confronti di una determinata questione.

Quindi, in caso di esito positivo di un referendum consultivo sull’abbandono dell’Italia dall’Unione, il Governo dovrebbe agire di conseguenza. O assumersi la responsabilità di ignorare l’esito di un voto referendario.

Data la spasmodica ricerca del consenso da parte dei nostri politicanti, è molto difficile che questo accada.
Per capirci, anche la Brexit ha avuto origine da un referendum consultivo. Di conseguenza i suoi effetti non possono essere sottovalutati.

Detto ciò, la domanda più importante è: l’Italexit è opportuna?
No.

L’Unione Europea non è perfetta e nessuno lo mette in discussione: sotto molti aspetti, è simile a un condominio affollato e molto litigioso.
Nonostante questo permette a tutti noi di avere un tetto sulla testa.

È fin troppo facile lamentarsi dei suoi difetti, per poi dimenticarsi di quanto risparmiamo grazie all’unione doganale, quanto sia facile viaggiare all’interno dell’Europa e della meravigliosa esperienza che è l’Erasmus (per chi non lo sapesse, è un progetto europeo nato grazie a un’italiana).

Questi sono i vantaggi più conosciuti, ai quali se ne sono molti altri: la collaborazione tra le forze di polizia degli Stati membri (EUROPOL), il diritto di fare valere i titoli di studio italiani in tutto il territorio europeo, il diritto di ricevere la pensione italiana anche per le attività lavorative svolte in Europa, i finanziamenti europei ai progetti di ricerca, il sostegno economico alle regioni meno sviluppate e così via. L’elenco potrebbe andare avanti ancora per molto.

Quindi: davvero vogliamo rinunciare a tutto questo in nome di un’indipendenza che non è mai stata messa in discussione?
L’Italia è uno degli Stati fondatori dell’Unione Europea e credo che dovremmo esserne fieri.

È proprio il caso di dirlo: l’Unione fa la forza!
E al riguardo vorrei sapere cosa ne pensi o se hai qualche dubbio. Insomma, parliamone a quattrocchi per prevenire qualsiasi fake news 🙌

Qual è il tuo punto di vista?