Come scrivo una recensione

Come scrivo una recensione

Tempo di lettura 4 minuti

Questo mese parliamo di scrittura in tutte le sue forme, perciò dopo i post social, gli articoli e le interviste, ho deciso di condividere il metodo che uso per scrivere i miei pezzi, qui come tutte le altre volte che ho bisogno di produrre contenuti scritti.

Oggi, quindi, ti presento un Ci penso io dedicato a un metodo, ma anche uno Zoom Mate, perché, appunto, è il mio metodo. Generato dalle mie esperienze personali e voi che leggete siete liberi di provarlo, seguirlo, riadattarlo, trarne solo qualche spunto o anche criticarlo (siamo sempre in cerca di nuovi punti di vista!).

Scegliere l’argomento

scegliere

Si dice che il primo passo sia il più difficile e, in questo caso, è proprio vero: a meno di non venire colpiti da una fulminea ispirazione che direziona subito il nostro interesse, con decisione, verso quellargomento in particolare, non è mai facile orientarsi. Certe volte ci sembra di avere la mente vuota e non avere ispirazione, tuttavia, nei nostri articoli a proposito del blocco dello scrittore abbiamo spiegato come anche una simile situazione può essere piegata a proprio vantaggio.

Il mio consiglio, soprattutto se si stanno effettuando i primi tentativi, è di partire con un cavallo di battaglia e scegliere argomenti su cui siamo ferrati o ci troviamo a nostro agio. In generale, una regola importantissima per qualsiasi genere di contenuto, breve o lungo che sia, è di non azzardare mai a parlare di cose su cui non siamo competenti o non ci siamo informati a dovere.

Le fonti

biblioteca

Quando ho letto L’uomo di Marte di Andy WeirGli Umani di Matt Haig, mi sono trovata di fronte ad una serie di nozioni appartenenti al mondo della scienza aerospaziale, alla matematica e alla fisica: le dinamiche dell’aeronautica militare, l’ipotesi di Reimann, la terminologia ingegneristica, il legame doppio carbonio – carbonio, la botanica delle patate… Ovviamente, niente di tutto questo mi è congeniale, perciò ho impiegato buona parte del mio tempo a cercare almeno qualche definizione su Internet.

Come tutti gli strumenti artificiali, il web è un’arma a doppio taglio: può essere una sconfinata fonte di conoscenza, come un pozzo senza fondo di fake news. Consiglio in di fare molta attenzione a quali fonti si consultano, prediligendo i siti specializzati nella materia, piuttosto che le dichiarazioni amatoriali di dilettanti di cui non possiamo verificare la preparazione. Io, personalmente, se trovo un’informazione che mi colpisce particolarmente, anche se mi piace molto la controllo più volte prima di pubblicarla.

La struttura

struttura

Lo schema che uso per i miei testi è lo stesso che mi ha trasmesso Silvana, la mia maestra delle elementari che mi ha insegnato a scrivere; e con “scrivere” non intendo solo saper tracciare le lettere, ma proprio avere una padronanza del linguaggio tale da saper condurre un flusso di creatività in un testo. Un inizio, una parte centrale più o meno lunga a seconda delle esigenze, e una conclusione. Piuttosto semplice, per questo è adattabile a testi di diverso genere.

L’inizio dovrebbe essere accattivante per attirare subito l’attenzione del lettore, anche se  questo ovviamente è soggettivo: ad esempio, c’è stato un periodo in cui iniziavo la maggior parte dei miei articoli con una citazione a tema, spesso tratta da una canzone. Soprattutto quando ero alle prime armi, mi serviva per darmi la spinta giusta a partire.

Per quanto riguarda il contenuto, per chi come me parla tanto c’è una regola a cui bisogna rassegnarsi prima o poi: non si può dire tutto. Soprattutto in un blog come questo, che richiede una scrittura fresca e veloce, non posso permettermi di dipanare la matassa di ogni singolo punto di interesse in un film o in un libro, per questo mi è utile segnarmi i concetti che attirano la mia attenzione (a volte metto proprio dei post-it sulle pagine e sottolineo le frasi), in modo da poter riordinare tutto in una scaletta coerente. Un’altra strategia per rendere il tutto più chiaro è dividere il discorso in paragrafi.

La conclusione dovrebbe contenere, appunto, le nostre idee finali. Anche in questo caso, quando scrivo recensioni preferisco usare una frase ad effetto che spieghi in breve perché consiglio quel libro, quel film, quell’evento, e possa rimanere in mente ai lettori.

In fine, per quanto riguarda il tono ed il linguaggio, ogni tipo di testo richiede un modo di scrivere diverso, che dipende soprattutto da chi sono gli interlocutori, ovvero chi lo leggerà: un blog, ad esempio, può permettersi un linguaggio più spigliato, un testo accademico avrà terminologie tecniche altamente specifiche, un romanzo dovrà mediare fra diversi tipi di linguaggi a seconda delle situazioni che descrive, etc… Per il tono, dipende da cosa scegliamo di recensire! Se ci seguite da un po’, avrete notato che non scelgo mai di parlare di qualcosa che non mi è piaciuto, in genere perché preferisco trasmettere un messaggio parlando per lo più in positivo.

Il consiglio più importante lo lascio per ultimo: abbiate fiducia. Credete in voi stessi, nelle vostre idee e nelle vostre capacità. L’unico pensiero che riesce veramente a bloccarmi è l’idea che quello che voglio scrivere non sia “abbastanza”, abbastanza originale, abbastanza interessante, abbastanza coerente… Ma la verità è che nessuno nasce già perfetto ed è dai tentativi che fioriscono le nuove idee, come cantava De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, da letame nascono i fiori”.

Qual è il tuo punto di vista?