Il fumetto, un capolavoro: intervista ad Alberto Sebastiani

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Leggere fumetti una perdita di tempo? Niente affatto!

Il fumetto è un prodotto culturale complesso che raggiunge i livelli dell’opera d’arte, basti pensare alle opere di Roy Lichtenstein. Il fumetto ha una sua storia, che si interseca con la nostra Storia e talvolta la influenza o se ne lascia influenzare. Oggi sbarca addirittura al cinema! Quindi perché non anche in un corso universitario a Bologna?

Non ci credete? Ce lo racconta Alberto Sebastiani, che quel corso universitario lo dirige, mentre collabora alle pagine culturali di Repubblica e lavora a progetti editoriali e televisivi. Ha pubblicato numerosi studi in ambito linguistico, filologico e letterario, con particolare attenzione al mondo dei comics e alle interazioni tra i linguaggi. Attualmente sta curando i tre volumi che raccolgono i tredici romanzi del Ciclo di Eymerich di Valerio Evangelisti per la Mondadori, in uscita a ottobre 2019.

“Il fumetto è la Nona Arte”: ci racconti come questo prodotto della pop culture oggi sia un vettore di cultura, genere letterario e oggetto di analisi universitaria?
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Per raccontarlo dovrei scrivere una monografia! La storia del fumetto è lunga, e l’origine nel tempo è discussa. Nel corso del Novecento ha gradualmente riscosso l’interesse e coinvolto le penne di studiosi, intellettuali, scrittori che hanno iniziato a riconoscerne il valore culturale, insieme ad un successo di pubblico mai mancato.

In Italia penso a nomi come Cesare Zavattini, autore del primo fumetto di fantascienza del nostro paese, o come Elio Vittorini, il cui “Politecnico” ha cominciato a ragionare di fumetto in termini lontani dall’idea di intrattenimento per l’infanzia con cui appare in Italia sul Corriere dei piccoli. Dopo questo primo tentativo bisognerà aspettare Apocalittici e integrati di Umberto Eco (1964) e la rivista Linus (1965), perché il fumetto gradualmente diventi oggetto di studi specifici.

Le narrazioni e la loro realizzazione sono state via via riconosciute nella loro complessità e ricchezza, tanto nella produzione cosiddetta d’autore quanto in quella “popolare”. L’apparizione del termine graphic novel, infine, è stata la ciliegina sulla torta: ha permesso al fumetto di entrare nelle librerie e di ottenere quella visibilità e quella considerazione che oggi è sotto gli occhi di tutti. E a tanti di scoprire capolavori.

Cosa sono le Nuove Conversazioni a Vignetta e come nasce questo progetto?
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Negli ultimi anni all’Università di Bologna ho lavorato prevalentemente con gli studenti del Master/laurea magistrale in Culture Letterarie Europee – C.L.E. (Erasmus Mundus), un corso con studenti provenienti da tutto il mondo, per il quale ho tenuto il “Seminario su fumetti europei”. Si tratta di un percorso formativo e laboratoriale, nato da una collaborazione diretta con il Festival internazionale di fumetto BilBOlbul.

Il Seminario, infatti, prima in aula introduce al fumetto e alle sue interazioni con altri linguaggi gli studenti, che in un secondo momento partecipano a incontri con autori internazionali organizzati appunto da BilBOlbul insieme, fino al 2017, alla Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna, e al C.L.E. stesso dal 2018.

Tali conversazioni sono registrate, poi trascritte, riscritte ed editate dagli studenti in un terzo momento di scrittura collettiva di cui sono supervisore. Così sono nate le serie Conversazioni a vignetta (2012-2013) e Nuove conversazioni a vignetta (2014-2019), ad oggi giunte complessivamente a otto volumi, che ospitano nomi come Francesco Cattani, Paolo Bacilieri, Ruppert & Mulot e molti altti. Sono al tempo stesso atti degli incontri, riflessioni degli autori e testimonianza di un lavoro svolto insieme da studenti di varia provenienza, in italiano.

Con che occhiali viene guardato il fumetto?
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Al Seminario cerco prima di tutto di introdurre gli studenti al linguaggio e alla sua grammatica, alle sue possibilità espressive. Sembrerà strano, ma non sono in tanti tra loro i lettori di fumetti. Di solito sono un paio all’anno. Gli altri magari storcono il naso, ma solo all’inizio, perché poi scoprono uno stile ricco, di cui ignoravano le potenzialità espressive.

Quindi direi che “gli occhiali” che gli propongo sono quelli per scoprire la complessità del linguaggio del fumetto.

Oltre alla parola, che ruolo ha l’immagine?
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Necessario.

Come possiamo pensare un fumetto senza immagini? Nella concezione classica parliamo di elementi iconici e verbali che interagiscono in una narrazione sequenziale, ma possiamo avere storie di sole immagini, o costruite per combinazioni o successioni di illustrazioni e parole, in configurazioni variabili, o anche ibridi di vignette, illustrazioni o fotografie oltre alle parole, per limitarci alle pubblicazioni cartacee.

Ma l’immagine c’è sempre.

Qual è stato il contributo degli studenti e delle studentesse del primo anno del corso Erasmus Mundus CLE? Perché la scelta di coinvolgere i ragazzi?
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La scelta di coinvolgerli è nata dall’esigenza di promuovere lo studio e l’analisi dei linguaggi della contemporaneità all’interno del corso, e il fumetto non poteva che essere tra questi.

Considerando poi che la nostra città ospita BilBOlbul, l’occasione di una collaborazione permetteva di progettare qualcosa di ampio respiro. Così è nata l’idea delle Conversazioni a vignetta, e senza il lavoro degli studenti quei volumi non esiste.

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Un commento

  1. Fabio Biagini

    Intervista molto interessante, complimenti. Io sono appassionato di fumetti, dai manga alle produzioni italiane anche se non adoro quelle americane forse perché non le ho mai approcciate come si deve. Grazie ad una pubblicazione a fumetti, “Storia d’Italia a fumetti” curata da Enzo Biagi, mi avvicinai di più alla storia, migliorando il voto a scuola. Ergo: il fumetto è cultura.

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