Logan: l’eroico congedo di una saga

Logan: l’eroico congedo di una saga

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Finalmente è uscito nelle sale l’attesissimo Logan, il nuovo film a tema X-men dedicato a quello che negli ultimi anni è uno dei personaggi Marvel più amati dal pubblico. Già dal titolo (che fa riferimento al nome proprio, non al soprannome da battaglia) il film si caratterizza come diverso da tutti i precedenti. Infatti chi si è recato al cinema con l’idea di andare a vedere il solito cinecomic probabilmente è rimasto deluso: Logan è un film dai toni molto più malinconici e violenti. La finzione da ambientazione fumettistica è messa da parte in favore del realismo.

Viene messo in scena il vero effetto degli artigli di Wolverine. Una crudezza che però più che compiacimento per lo splatter, sembra più ricerca di catarsi. Sicuramente c’è molta più umanità, nel pieno senso della parola: personaggi meno integri e più vulnerabili, capaci di grandi virtù tanto quanto di grandi difetti. Si tratta, insomma, di un film più complicato e meno rassicurante.

Logan nel futuro

Logan

La trama si svolge nell’anno 2029. Tutti gli X-men sono morti. Sono rimasti in vita soltanto Logan, Calibano (un tracker, capace di individuare gli altri mutanti) e un novantenne professor Xavier affetto da una malattia cerebrale degenerativa. Non nascono nuovi mutanti da molti anni. I tre sopravvivono grazie al lavoro di autista che Logan svolge sotto falso nome.

Molte lacune sono lasciate all’immaginazione dello spettatore, con dettagli appena accennati, come l’incidente che ha sterminato tutti gli altri X-men, del quale si intuisce che sia l’involontario responsabile il prof. Xavier, o ciò che sta lentamente uccidendo Logan dall’interno, che gli ha provocato un calo della vista e gli impedisce di rigenerarsi efficacemente. Ma il vero punto focale è che Logan non riesce ad accettare l’invecchiamento. Sia il proprio, sia quello di una figura quasi paterna che ora vede lentamente svanire giorno dopo giorno. Si tratta evidentemente di un modo per mostrare al pubblico che anche i grandi eroi non sono immortali.

Gli esperimenti della Transigen

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Il precario equilibrio viene sconvolto da Gabriela, un’infermiera latino-americana, e da Laura, la bambina che viaggia con lei. Gabriela chiede a Logan di accompagnarle in North Dakota, poiché sono inseguite da misteriosi sicari. Quando Gabriela viene uccisa, Logan scopre che in realtà la donna lavorava per una potente compagnia scientifica, la Transigen, che ha creato bambini mutanti in laboratorio, usando giovani donne messicane come madri-ospite, scomparse una volta nati i bambini.

Lo scopo con il quale sono stati creati è farne dei super soldati, ma quando questi si sono rifiutati di combattere, il progetto è stato annullato ed è stato dato l’ordine di sopprimerli. Le infermiere hanno cercato di metterli in salvo, permettendo loro di scappare verso un luogo in North Dakota chiamato Eden.

Laura è nata dal dna di Logan ed è a tutti gli effetti come lui: possiede artigli di adamantio e combatte per la propria vita come un piccolo animale selvatico. La grande multinazionale che si occupa di esperimenti di eugenetica con un atteggiamento dal sapore nazista è un tema che accompagna gli X-men da lungo tempo. L’omicidio e la sparizione di giovani donne latino-americane, invece, è verosimilmente ispirato ai fatti realmente accaduti a Ciudad Juarez, nel 1993.

Eden, Laura e la nuova generazione

X Men

Quando Gabriela rimane vittima dei soldati della Transigen, Logan e Laura si trovano costretti a collaborare, volenti o nolenti. All’inizio, il rapporto tra i due è difficile, poiché non sono in grado di comunicare. Quasi materialmente, oltre che emotivamente: per buona parte del film Laura rimane muta.

Le coordinate dell’ipotetico Eden sono tratte da vecchi fumetti degli X-men, dove Wolverine ancora viene raffigurato con la tuta gialla. Logan non crede esista, ma si sbaglia. Ecco, dunque, la tematica dello scontro generazionale: la fiducia da costruire tra genitore e figlio e la necessità di dare importanza a ciò in cui crede un bambino, poiché è sempre possibile imparare da lui.

Oltre a ciò, Logan si trova a combattere contro sé stesso. Letteralmente. Infatti, dopo il fallimento del progetto dei bambini, la Transigen ha sviluppato un altro super soldato mutante, ma adulto. Si tratta di un clone di Logan, modellato sul suo istinto più selvaggio, sulla sua rabbia, sulla sua aggressività, su tutto quello che Logan ha scelto di non essere. Infatti preferisce non abbandonare Laura e gli altri X-bambini, di tornare indietro e aiutarli a passare il confine, di difenderli.

Il film si conclude sull’inquadratura di una croce fatta con bastoncini di legno, che viene poggiata su un lato da Laura, in modo che vada a formare una X.
X simbolo degli X-men. X simbolo, forse, di una saga che si chiude lasciando aperto l’inizio a un’altra possibile. Sicuramente, simbolo dell’eredità che viene lasciata a quei bambini mentre corrono in salvo, loro, che sono il futuro.

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