Tutte le trame di una libreria: intervista a Nicoletta Maldini

Abbiamo conosciuto Nicoletta Maldini nell’ambito della collaborazione con Whiri Whiri: in quell’occasione, ci ha raccontato dal punto di vista tecnico e professionale come si apre una vendita di libri. Oggi, ci svela il contenuto culturale di una dimensione come quella della Liberia Trame.

Come mai hai scelto la dimensione della libreria per esprimere te stessa?

Trame

Ho sempre vissuto la realtà del negozio: mio nonno aveva uno storico negozio di abbigliamento bolognese e mio padre ne ha aperto uno tutto suo, io iniziato a lavorarci a dodici anni. La relazione con il pubblico, che è fondamentale per questo mestiere, mi piace molto.

Sono una lettrice da quando avevo tre anni, ho imparato a leggere da sola ed è la cosa che amo di più al mondo. Mi sarebbe piaciuto fare la bibliotecaria perché non ci sarebbe stata la componente commerciale, ma ai concorsi pubblici tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta partecipavano milioni di persone e io non sono mai arrivata alla fine. Quando ho capito che lavorare con il libro come “dono” diventava un’attesa un po’ assurda, ho iniziato a lavorare per la Libreria Rizzoli, con sede in via Altabella.

Mi piace tantissimo la porta del negozio che si apre, perché porta sempre novità, mi piace lanciare le ultime uscite, organizzare presentazioni, nel contesto di questa eterna onda che è la libreria.

Come contenuti, mi sento una persona che ha un credo politico e degli ideali forti: uguaglianza, democrazia, il potere della parola. Avendo una libreria piccola, cerco di scegliere quei titoli che raccontano qualcosa: mi sembra di fare cultura, nel mio piccolo, attraverso le scelte che faccio.

Quali autori o titoli ti ispirano di più?

Autore

Queste sono sempre le domande da isola deserta!

Devo dire che con il cuore ho amato moltissimo i classici: Verne, Salgari, Mark Twain e Luisa May Alcott su tutti perché leggendo Piccole Donne un po’ tutte ci siamo sentite Jo, con la sua indipendenza e la sua libertà. È un personaggio fantastico. Io sono del ’61 e quando ero ragazzina donne nei libri non ce n’erano tante… Pippi Calzelunghe e Mary Poppins. Mi sono riconosciuta come lettrice in queste donne così strane, diverse.

Poi Margaret Atwood, Elizabeth Strout, Valeria Luiselli che è fuori adesso con questo libro potentissimo sulle frontiere tra Messico e Stati Uniti. Mi infiammo facilmente e come lettrice sono voracissima: mi piacciono molto i romanzi umoristici, gialli, fantascienza, non mi voglio privare di niente. Sto imparando ad amare la poesia perché da alcuni anni ospito un bellissimo progetto che si chiama “Paesaggi di Poesia”. Prima ero un po’ per Emily Dickinson e un po’ per la Szymborska, per le traduzioni di Fernanda Pivano, e adesso che la ascolto e che la ospito ho scoperto la dimensione intrigante della poesia letta ad alta voce dall’autore.

Con che genere di eventi culturali promuovi la lettura e la tua libreria?

Evento

La scelta di avere incontri qui c’è stata fin dall’inizio. Quest’anno stiamo battendo ogni record: siamo a ottantasei incontri e penso che per la fine dell’anno arriverò a centoventi, più o meno come l’anno scorso.

Le presentazioni sono di vari tipi: narrativa, poesia, saggistica, fumetti… La scelta su Bologna è molto ampia perché si arriva a dieci richieste al giorno, noi possiamo fare quattro incontri a settimana perciò scegliamo il meglio.

Esternamente collaboro con associazioni culturali, attori, progetti di teatro e politica. A volte organizzo bookshop autogestiti, dall’inizio dell’anno ne abbiamo fatti sessanta. Le tematiche sono le più disparate perché i bookshop sono su richiesta e di più titoli. Per esempio, Simona Sagone, che fa teatro popolare, ha fatto incontri per bambini e ha portato con sé una selezione di libri per ragazzi, poi incontri sulle donne nella storia e ha scelto libri sul femminismo.

Come è cambiata la tua libreria in questi anni e cosa ti auguri per il futuro?

Cultura

Devo dire che è abbastanza stabile: lo spazio è quello che è, perciò ci siamo sempre barcamenate fra i sette e gli ottomila titoli. Ho un pochino raffinato negli anni le scelte, ho purtroppo abbassato i titoli di catalogo, anche se tengo comunque un po’ di titoli del cuore, e ho ampliato le novità.

Però devo dire che non è cambiato molto, si è appena un po’ ridimensionato il settore ragazzi ed è cresciuto un po’ quello di sport e turismo (non nel senso di guide, ma di libri di viaggi).

Ho sempre cercato di tenere un po’ di tutto, è la mia avidità: voglio avere le novità e me le voglio godere.

Qual è il tuo punto di vista?