Design, arte e natura a Natale: a quattrocchi con Sélva

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Qualche tempo ho fatto un giro all’East Market di Milano, il tema era il vintage.
Tra gli espositori ho trovato Chiara e Andrea di Sélva, studio creativo che mette in relazione design, arte e natura.

Ho trovato così belle e delicate le loro creazioni che ho chiesto di intervistarli, per conoscere il loro punto di vista sulle decorazioni natalizie, ma anche capire come sono riusciti a conciliare arte e natura fino a renderlo un lavoro.

Com’è nata Sélva? Ricordate il momento in cui questa idea è sbocciata?
Com’è nata Sélva? Ricordate il momento in cui questa idea è sbocciata?

Certamente!
Nel 2016 vivevamo a Londra, e da lontano seguivamo i progetti di Farm Cultural Park, un incredibile centro culturale indipendente a Favara (Agrigento), che avevamo visitato mentre eravamo in vacanza in Sicilia l’estate precedente. Quando hanno aperto un bando per una residenza artistica, ci siamo proposti e siamo stati selezionati.

Noi due volevamo fare qualcosa insieme, che riunisse le nostre esperienze e competenze, piuttosto eterogenee, ma non avevamo chiaro che forma dare a questa idea.
La fiducia riposta in noi da Andrea Bartoli e Florinda Saieva (i due creatori di Farm), unita a tre mesi di totale libertà e sperimentazione, ci hanno dato la spinta per far crescere Sélva, mettendo a fuoco il progetto e le sue caratteristiche. 

Mettersi in proprio non è facile. Cosa vi ha fatto dire “sì, ce la possiamo fare”?

Per risponderti con una battuta ti direi che non ce lo stiamo ancora dicendo!

La nostra è un’esigenza umana ed espressiva, più che imprenditoriale. Nel senso che sentivamo il bisogno di impegnarci in qualcosa che avesse un impatto, per quanto minimo, positivo: da qui il focus su natura e piante.
Allo stesso tempo di impegnarci in progetti che rispondessero meglio ai nostri interessi.

Sicuramente quello spazio di libertà (economica e di tempo), di cui ti parlavamo nella risposta precedente, è stato fondamentale per potersi concentrare sullo sviluppo dell’idea. Inoltre Farm ci ha esposti a tanti stimoli artistici e umani, cosa che ci hanno dato la spinta necessaria a buttarci.
Dopo questa esperienza abbiamo deciso di investire nello studio delle piante e del modo in cui possiamo prendere ispirazione da loro per progettare, frequentando il master Futuro Vegetale coordinato dal neurobiologo Stefano Mancuso. Esperienza che ci ha dato l’ulteriore spinta.

Come si suol dire, “non è tutto rosa e fiori”: ci sono stati momenti no? Quali?

Essendo un progetto nel quale i confini tra lavoro, rapporti umani e passioni sono molto sfumati, si amplificano i problemi e allo stesso tempo le soddisfazioni.
Cerchiamo di vivere la vita come un flusso unico, abbracciando allo stesso modo vittorie e delusioni. O almeno questo è l’approccio teorico 😝

Il vostro è uno studio creativo molto particolare, mette insieme aspetti diversi tra loro. Come gestite questa diversità? Come siete riuscite a unire tutto sotto Sélva?
Sèlva design arte e natura allestimento caffetteria

Sélva rispecchia le nostre passioni, interessi e ossessioni, quindi metterle insieme è molto facile, o comunque ci piace provarci. Poi chiaramente ci sono situazioni nelle quali si può mischiare le carte di più, come in Other Voices, una performance che abbiamo presentato recentemente, e che unisce musica elettronica, pittura, e piante. O in lavori commerciali quando, ad esempio, per una caffetteria curiamo sia l’allestimento green degli interni, che una identità visiva coerente.

Anche in progetti meno “misti”, un approccio diversificato è una risorsa. Ad esempio per i nostri terrarium curiamo anche la comunicazione visiva: ci piace pensare che il bigliettino di consigli che li accompagna, e che abbiamo progettato e impaginato, possa regalare un qualcosa in più.

È venuto il momento di parlare di una questione spinosa: il pollice verde non è da tutti. C’è una soluzione per chi vorrebbe del verde intorno a sé senza il rischio di portare le piante al suicidio?
il pollice verde non è da tutti per selva c'è il pollice nero

Praticamente tutti noi che viviamo in contesti urbani sentiamo il bisogno o l’esigenza di rapportarci con la natura, e spesso avere delle piante in casa o a lavoro è l’approccio più immediato. Noi produciamo terrarium chiusi e aperti, che chiamiamo Sélvaterrarium, e sono mini giardini racchiusi in contenitori di vetro, pensati per la casa o la scrivania del posto di lavoro.

Quelli chiusi sono una soluzione per chi ha il “pollice nero” perché sono praticamente autonomi: all’interno le piante hanno tutti gli elementi necessari per vivere, non serve bagnarle e basterà un po’ di luce naturale per mantenerle rigogliose.
Fattibile no?  

Oltre ai terrarium c’è una grande varietà di bellissime piante “resistenti ai maltrattamenti” o bisognose di poche cure.
Il consiglio che diamo è di iniziare da quelle, ma la cosa fondamentale è ricordarsi che le piante sono esseri viventi, è importante osservarle per intuire le necessità, e instaurare così un rapporto con loro

Questa cosa dei Sélvatterrarium mi ha intrigata tantissimo. Ho visto che fate dei workshop per spiegare questa arte. La si può paragonare allo ikebana giapponese?

In qualche modo si, come anche ai kokedama, nel senso che si utilizzano pochi elementi naturali per costituire una composizione, un piccolo omaggio alla natura da tenere in casa. Anche se le origini dei terrarium stranamente non hanno nulla a che fare con l’oriente e il Giappone, è tutta un’altra storia.

Nei nostri workshop è sempre un grande piacere vedere quasi lo stupore con cui ogni partecipante crea il suo piccolo paesaggio, e la calma quasi zen –per tornare in oriente– che porta il lavorare per un paio di ore tra terra, sassi e piante.

Ora una sfida: Natale è alle porte. Avete qualche consiglio decorativo?
consigli decorativi per natale Sélva

Nei nostri Sélvaterrarium, ma in generale nel nostro approccio a ogni progetto, cerchiamo di offrire il massimo significato e impatto utilizzando pochi elementi, putando all’essenziale per valorizzarlo.
Direi che è un buon approccio alla vita e al Natale 😃 

Abbiamo visto che qualcuno ha creato dei bellissimi terrarium di natale.
Noi, sempre per la nostra filosofia dell’essenziale, ci siamo limitati a giocare con i colori tradizionali, utilizzando delle fittonie caratterizzate da bellissime striature di un rosso, o dalle foglie bianche come la neve.
Oltre a utilizzare della ghiaia bianca nei terrari aperti.

Complichiamo la sfida: ho un gatto che si diverte a far crollare le palline. Come diventerebbe il terrario albero di Natale?

Un bel terrarium chiuso, sufficientemente grande e pesante dovrebbe essere indistruttibile anche per il felino più molesto!

Concludete l’intervista con il vostro motto. Se non lo avete, inventatene uno!

It’s like a jungle sometimes!

Qual è il tuo punto di vista?