Tre serie vintage che hanno anticipato i tempi

Tre serie vintage che hanno anticipato i tempi

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Le serie vintage. Ma quanto ci piacciono? Io le guardavo da piccola, nei giorni in cui non ero a scuola e trasmettevano le repliche. Allora, vedevo soltanto le parti divertenti o sfavillanti: le battute comiche, le navi spaziali, le magie, etc…

Oggi, rivedendole, mi sono resa conto di quanto altro ci fosse, di quante sfumature riesco a cogliere ora che le guardo con gli occhi di… una Quattrocchi! Ecco quindi i miei tre esempi preferiti di serie tv anni ’60 / ’70 che hanno precorso i tempi e hanno mostrato tematiche tutt’ora importanti e discusse, dal razzismo all’omosessualità.

Star Trek e l’odio razziale

star trek

Non smetterò mai di dirlo: la serie classica di Star Trek  è la mia preferita. Ho cominciato a vederla alla critica età di sedici anni e continua ad accompagnarmi tutt’oggi. L’episodio di cui mi interessa parlare in questo è il numero 15 della terza stagione, Let that be your last battelfield, trasmesso per la prima volta nel Gennaio 1969.

I due alieni che l’equipaggio della nave stellare Enterprise incontra questa volta sono Lokai, rifugiato politico del pianeta Cheron, e Bele, agente in missione all’inseguimento di Lokai per arrestarlo con l’accusa di tradimento. I due alieni sono all’apparenza simili, la loro pelle è metà bianca e metà nera, tuttavia nel corso dell’episodio spiegano di appartenere a due etnie diverse che convivevano sullo stesso pianeta: Bele a destra è nero, mentre Lokai a destra è bianco e questa differenza ha portato i due popoli ad un conflitto apocalittico. L’inseguimento di Bele e Lokai dura da cinquantamila anni terrestri e quando finalmente la nave giunge nei pressi del pianeta Cheron, si scopre che la vita sulla superficie è estinta.

Non è la prima volta che Star Trek si occupa di mettere in scena il tema dell’odio distruttivo (stagione 3, episodio 7, The Day of the Dove, Novembre 1968), e la serie è famosa per aver trasmesso il primo bacio interrazziale della storia della televisione (Stagione 3, episodio 10, Plato’s stepchildren, Novembre 1968), tuttavia in questo caso la metafora è lampante e non solo per il colore della pelle dei due alieni. Bele e Lokai sono la manifestazione dell’ignoranza, del pregiudizio radicato al di là della razionalità, perciò la loro fine non può che essere tragica. E perdonatemi lo spoiler: no, non muoiono, si teletrasportano sul pianeta deserto per continuare a lottare ancora, e ancora, e ancora… Oggi sappiamo che questa sarà l’unica conclusione possibile per un mondo in cui gli esseri umani non sanno andare oltre la discriminazione, ma se pensate che questo episodio è andato in onda nell’America in cui Rosa Parks si era da poco rifiutata di cambiare posto sull’autobus capite quanto sia lungimirante.

I Jefferson e la transessualità

Jeffersons

La prima volta che ho visto l’episodio Once a friend della serie I Jefferson (stagione 4, episodio 3, Ottobre 1977), non ci potevo credere. Non perché mi fossi stupita di vedere un personaggio transgender, ma perché non pensavo che il cuore di George potesse reggere il colpo.

Mi spiego: nella serie, i Jefferson sono una famiglia afroamericana arricchitasi attraverso il duro lavoro di George e sua moglie Louise presso la loro catena di lavanderie, grazie alle quali la famiglia passa dai sobborghi del Queens ad un attico in cima ad un grattacielo di Manhattan. George è un personaggio per lo più odioso: scorbutico, conservatore, maschilista e odia i bianchi. Nell’episodio in questione, non sta nella pelle all’idea di incontrare il suo vecchio compagno della marina militare Eddie, salvo poi scoprire che adesso si fa chiamare Edie ed ha subito un’operazione per il cambio di sesso.

A parte l’intreccio comico che si genera a causa della confusione dei due nomi che porta Louise a pensare che suo marito abbia un’amante, ciò che mi ha veramente colpito è stato vedere il personaggio di George (che già di per sé, così costruito, è un’audace ed originale metafora antirazzista) costretto ad accettare l’evoluzione dei tempi. Tutta la sua vita è costruita sulla sua immagine, ma questa volta deve rendersi conto che non è l’aspetto esteriore a fare l’essenza di una persona.

Non sarà facile per lui. Soprattutto se consideriamo che, storicamente, il primo Gay Pride si è svolto appena sette anni prima.

Samantha e le molestie sessuali

Samantha

Se andavano ancora di moda negli anni ’60 le gonne a campana e le pubblicità con signore sorridenti intente a preparare magnifiche torte mentre il marito esce in giacca e cravatta per andare al lavoro, in Bewitched non si vede niente del genere. O meglio, si vede Darrin, un uomo che vorrebbe disperatamente che la sua vita fosse così come nei poster propagandistici della Coca Cola, e Samantha, sua moglie e una strega dal carattere vivace che della pacata casalinga ha ben poco. Ah, non dimentichiamoci di Endora, madre di Samantha e suocera suprema incubo di tutti i generi: una strega ancora più potente che reputa gli esseri umani noiosi, soprattutto il marito di sua figlia.

Nell’episodio It should’t happpen to a dog (stagione 1, episodio 3, Ottobre 1964), Rex Barker, un cliente di Darrin, fa delle avances a Samantha che, per difendersi, lo trasforma in un cane. Quando Darrin scopre cos’è successo, all’inizio non dà credito a Samantha e le ordina di riportare Barker alla forma umana: forse lei ha frainteso, forse era vestita troppo provocante, e comunque lui è un suo cliente mentre lei è “solo sua moglie”. Per tutta risposta, la donna caccia di casa marito e cane.

Samantha e Endora incarnano lo spirito di ribellione di tutte le donne che all’epoca erano relegate al ruolo di angeli-del-focolare. Forse non a caso sono streghe, non umane, ma hanno rappresentato un forte punto di rottura per gli stereotipi dei loro tempi. Sappiamo bene quanto sia discusso oggi il tema della colpevolizzazione della vittima e vedere Samantha che si oppone così fortemente alle accuse del marito rappresenta il contenuto del rivoluzionario saggio di Betty Friedan, The Feminine Mistique, pubblicato l’anno prima della messa in onda di questa puntata, in cui l’autrice discute proprio a proposito del ruolo minoritario della donna nella società.

 

Preferisco pensare che queste serie siano state avanguardistiche per i loro anni piuttosto che immaginare che da allora poco sia cambiato: preferisco pensare che oggi Samantha sarebbe libera di usare o non usare la magia a piacimento e che George Jefferson come magnate dell’industria avrebbe piacere di parlare pubblicamente a favore dei diritti della comunità LGBT.

Insomma, preferisco pensare che siamo diretti a velocità di curvatura verso il futuro di Star Trek.

Qual è il tuo punto di vista?