Gli Etruschi a Bologna: una mostra, un viaggio

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Se Doc Brown o Doctor Who esistessero nella vita reale, sarebbero collaboratori di Bologna Musei, perché anche questa volta una mostra curata da questa istituzione permette di viaggiare nel tempo. Al tempo degli etruschi, per la precisione, “nelle terre dei Rasna”. Si tratta della nuova esposizione del Museo Civico Archeologico. Un’esperienza coinvolgente, costruita per comunicare con visitatori di tutte le età e condurli in un percorso mentale e culturale.

Etruschi: un allestimento che racconta

etruschi

La mostra è divisa in due percorsi: uno cronologico e uno geografico. Nel primo si ripercorre la storia degli Etruschi, dallo sviluppo al declino; nel secondo si visitano i luoghi in cui questa storia ha avuto luogo. Tarquinia e Cerveteri, i più celebri, ma non solo: il centro Italia in generale.

Mi ha colpito particolarmente l’uso comunicativo dei colori nelle varie sale: non un solo sfondo neutro, ma l’abbinamento di diversi toni con l’argomento trattato in quell’ambiente. Azzurro per la nascita, viola per la scomparsa, giallo e arancio nelle regioni più a sud, verde acqua per la spiaggia. Invece della pannellistica classica, spesso ci si trova davanti a specchi, sagome e vetri che fanno sentire parte dell’allestimento stesso.

Le donne etrusche: una presenza importante

donne

La mostra si apre con una presentazione della storia degli Etruschi come in continua evoluzione. Negli ultimi anni ciò che sapevamo su questo popolo si è ampliato e approfondito con nuove scoperte, fino a definire un panorama composto da “molte Etrurie”. La mostra rispecchia questa complessità e presenta diversi punti di vista. Accanto al corredo quasi completo dei guerrieri, troviamo tombe di nobildonne e sacerdotesse, che rappresentano una parte importante di queste società.

La presenza femminile lungo tutto il percorso della mostra è costante, spesso legata all’ambito esoterico e mitologico, come i vasi provenienti dal complesso di tombe appartenenti a figure femminili legate al culto di Dioniso, o le sculture koutrotrophoi (donne che allattano) provenienti dal Santuario di Campetti, dedicato a Vei/Demetra. La ricostruzione che mi ha colpito di più è quella della tomba di Tarquinia, nella necropoli di Villa Bruschi Falgari (900 – 850 a.C.). Il corpo della ragazza appena ventenne è posto accanto a quelli di diversi capi guerrieri.

tarquinia

Le origini della mia famiglia risalgono a diverse parti del centro Italia e la storia etrusca è sempre stata un tassello importante della nostra identità personale. Attraversare questa mostra è stato un po’ come sentirmi a casa scoprendo cose nuove. Una “storia” con la S maiuscola e con la s minuscola allo stesso tempo, composta di immagini, colori, oggetti e sentimenti.

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