Cultura giapponese e fiducia in se stessi: a quattrocchi con Chibiistheway

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Ciao Quattrocchi!
Oggi sono davvero molto entusiasta di averti qui, perché parleremo di:

  • cultura giapponese;
  • fiducia in se stessi;
  • bodyshaming.

Come ho fatto a collegare questi tre temi tra loro?
Mi sono fatta aiutare da Donatella, conosciuta sui social come Chibiistheway.

Ho iniziato a seguirla su Instagram qualche tempo fa e di lei apprezzo molto la sua dolcezza, che mi trasmette molta serenità, e il modo con cui parla delle letture che fa: fa capire quanto le piaccia leggere, quanto trasporto le dia questo hobby.
Per questo non vedevo l’ora di poter parlare a quattrocchi con lei.

A darmi lo spunto per questa intervista, sono state una serie di storie che ha pubblicato. Erano tutte incentrate sulla fiducia in se stessi, sul come sia complicato a volte vedere i propri successi. E dopo lo Zoom Mate pubblicato a inizio countdown, direi che questa intervista cade proprio a fagiolo 🥜 (fai finta sia un fagiolo col cappotto e prosegui senza indugi).

Perché secondo te è tanto complicato avere fiducia in se stessi? Cos’è che ci frena?

Spesso tendiamo a essere troppo duri con noi stessi e pretendiamo troppo, non riusciamo a riconoscere anche i piccoli traguardi che raggiungiamo
Il confronto con gli altri, soprattutto sui social, non aiuta. Anche perché si tende a vedere le vite degli altri come perfette quando non lo sono. 

È normale condividere solo ciò che va per il verso giusto, ma non bisogna dimenticare che ciò che vediamo è una piccolissima parte della realtà. Bisognerebbe essere più realisti, non fare a gara con gli altri – perché la vita non è questo – e riconoscere il proprio lavoro.

Su Instagram hai affrontato questo argomento nelle tue storie: in pratica ci auto-poniamo su un gradino più basso rispetto agli altri. Pensi che questo sia legato anche alla cultura e di conseguenza alla società? 

Penso possa essere legato al fatto che tendiamo a idealizzare le altre persone, e di conseguenza le loro vite, perché non le conosciamo al 100% come conosciamo noi stessi. 

Nell’ultimo periodo ho notato anche una tendenza a lamentarsi sempre di quello che non va senza fare nulla per crearsi delle opportunità: se qualcuno ha successo non è perché magari se lo merita, avendo lavorato sodo per arrivare dov’è, ma è perché le fortune le hanno tutti gli altri o perché è raccomandato e così via. 

Questo aspetto è molto radicato nella nostra società. 

Come vedi questo aspetto, invece, nella cultura giapponese? Come lo vedi espresso in anime/manga e romanzi?
terrace house serie Netflix cultura giapponese

In Giappone penso che si abbia un approccio diverso. 
Guardando ad esempio il reality Terrace House non emergono mai discorsi del genere, forse perché tendono a lavorare sodo sempre. 

L’impostazione della società è molto diversa e se si vuole raggiungere qualcosa allora ci si deve impegnare al massimo altrimenti si passa ad altro. A livello personale sono invece molto più riservati quindi è difficile sapere cosa pensino realmente di se stessi e degli altri.

Quali storie consiglieresti su questo tema e perché?
La ragazza del convenience store di Sayaka Murata cultura giapponese

Un titolo molto curioso anche per chi non conosce molto il Giappone è La ragazza del convenience store di Sayaka Murata
Tutta la storia ruota attorno al concetto di “normale” e di cosa sia “appropriato” arrivati a una certa età. 

La protagonista ha 36 anni e lavora in un konbini, un lavoro considerato da studenti o comunque “tappabuchi”, non ha alcuna intenzione di sposarsi e viene vista come un’aliena dalle persone che la circondano. 
Non tutti hanno le stesse priorità o aspirazioni nella vita e ciò che per noi può risultare normale non lo è necessariamente per un’altra persona. Penso faccia riflettere molto. 

Mi sento molto in sintonia con questa protagonista. Nel mio piccolo, sento di avere subito parte di questa pressione sociale. Il fatto di non volere figli è sempre stato visto come qualcosa che non ha senso, perché sono donna e alla fine tutte vogliono figli.
Tornando alla questione dell’insicurezza. Secondo te, guardando la nostra società, quella italiana o comunque europea, pensi ci sia qualcuno che sarà più afflitto da queste sensazioni? Per esempio le ragazze rispetto ai ragazzi.

Non penso ci sia una chiara differenza fra uomini e donne, ma così ci appare perché magari le donne tendono di più a sollevare l’argomento, mentre gli uomini no. 
Può influire molto il tipo di carattere che si ha, ad esempio le persone timide tendono a essere molto più insicure e dipendenti dal giudizio degli altri. 

La mancanza di fiducia in se stessi trovo sia molto legata al bodyshaming, un atto che parte dall’esterno ma che poi finiamo per attuare su noi stessi. Tu cosa ne pensi?

Molte persone sono insicure a causa del loro aspetto fisico perché è la prima cosa che salta all’occhio, è la prima cosa che vediamo.
Ma non bisognerebbe mai fermarsi alla prima apparenza e soprattutto non bisognerebbe permettere agli altri di condizionarci e di dirci cosa sia giusto o sbagliato. 

La perfezione non esiste e la bellezza è molto soggettiva. Penso che la cosa più importante sia stare bene con se stessi ed essere in salute.

Ti va di raccontare una tua esperienza in merito?

Io da ragazzina venivo spesso criticata per il mio aspetto perché avevo le sopracciglia molto folte per una ragazza, ed ero più magra delle altre. 
Ho sofferto tanto perché non mi sentivo mai accettata ma sapevo anche che non dipendeva da me, non era un problema mio, ma loro. 

Ho sempre avuto un peso “normale” senza eccessi ed ero in salute. Per quanto riguarda le sopracciglia, le persone che mi prendevano in giro ora se le disegnano anche più spesse delle mie.
Le persone sono strane e non ha senso farsi influenzare su cose così superficiali.

All’interno della letteratura giapponese (compresi i manga) hai letto qualcosa al riguardo? Io sono rimasta molto colpita da Vitamin e Life di Suenobu Keiko, li hai mai letti?

Non li ho letti, ma recentemente mi è capitato di leggere il manga Cousin di Ryo Ikuemi che vede per protagonista una ragazza in sovrappeso. 

Inizialmente ho apprezzato l’approccio dell’autrice nel voler creare un personaggio fuori dai soliti canoni giapponesi ma, purtroppo, andando avanti con i volumi emerge un messaggio per me molto sbagliato. 
La ragazza cerca in tutti i modi di dimagrire per piacere a un ragazzo e ha come modello un fisico decisamente più sottile.
Trovo ridicolo dover cambiare se stessi per piacere a un’altra persona, e soprattutto inseguire un ideale di fisico che non è sano. 

Inoltre, la protagonista viene spesso derisa per i suoi chili di troppo e nessuno le dice invece che è bellissima anche così. 
Diciamo che questa lettura mi è rimasta molto impressa, ma in negativo.

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